Ricorso rigettato, con la condanna a pagare al ministero dell’Interno oltre 2.500 euro: è andata male a un poliziotto umbro, oggi vice sovrintendente, che aveva chiesto al Tar dell’Umbria di annullare la sua sospensione dal servizio, risalente al 2021, perché non vaccinato contro il Covid, oltre all’accertamento del suo diritto a ottenere lo stipendio, anche questo sospeso in quel periodo.
A riportare la sentenza, nell’edizione di martedì è il Messaggero Umbria con un articolo a firma di Egle Priolo.
Il poliziotto durante la pandemia era stato posto in quarantena dopo un contatto con un familiare positivo. Dopo una prima prenotazione della vaccinazione, era stato esentato temporaneamente perché nel frattempo sottoposto a un intervento chirurgico. Dopo mesi, gli sono state prospettate altre date per procedere con la somministrazione, ma l’uomo ha continuato a non vaccinarsi, venendo quindi sospeso. Vana la documentazione fornita dai legali dell’uomo, come delle prove allergologiche richieste dal suo medico di base, visto che i giudici, sulla base della giurisprudenza, hanno respinto la richiesta di restituzione degli stipendi persi, condannandolo al pagamento delle spese.